Addio alla norma Uni 10200

Nell’ambito della contabilizzazione del calore in condominio la modifica più rilevante degli ultimi anni è sicuramente quella riguardante la nuova modalità di ripartizione delle spese che elimina il riferimento alla Norma Uni 10200, la norma tecnica che stabiliva i principi per l’equa ripartizione delle spese di climatizzazione invernale e acqua calda sanitaria (ACS) in edifici di tipo condominiale con riscaldamento centralizzato.

La norma Uni 10200 presentava numerose criticità, non ultime la poca trasparenza nella lettura dei consumi e il fatto che penalizzasse notevolmente quelle unità immobiliari con una superficie disperdente superiore, solitamente quelle poste ai piani terra e ai superiori, avvantaggiando le unità più “isolate” per posizione, ovvero quelle centrali, senza tener conto del reale consumo. Un’altra importante pecca della norma era dovuta dal fatto che lavori di miglioramento energetico realizzati nelle singole unità immobiliari non venivano considerati nel calcolo dei millesimi di fabbisogno, disincentivando di fatto i condómini sia a limitare i propri consumi sia ad investire in migliorie per la riqualificazione energetica e il miglioramento della classe energetica dell’edificio.

Nuovo metodo, nuova trasparenza: d.lgs. 73/2020 e 50% dei consumi volontari

Il nuovo d. lgs. n. 73/2020 all’articolo 9 propone invece un criterio differente, sicuramente più equo, basato sull’attribuzione ai consumi volontari di almeno il 50% delle spese connesse al consumo di calore per riscaldamento, raffreddamento e produzione di acqua calda per il consumo domestico.

La restante quota, che corrisponde quindi al massimo al 50% delle spese energetiche, verrà ripartita secondo un parametro da stabilire, che potrà essere deciso tra i millesimi, i metri quadrati o i metri cubi utili o le potenze installate. L’onere della scelta del parametro ricade non sui condomini o gli amministratori, ma su un’apposita guida Enea, che aiuta a determinare il miglior criterio di ripartizione delle spese in funzione di determinati aspetti tecnici che hanno una influenza sulla prestazione energetica, quali quelli climatici e l’anno di costruzione dell’edificio.

Riportiamo di seguito l’ art. 9, lettera d), del d. lgs. n. 73/2020:

«quando i condomini o gli edifici polifunzionali sono alimentati da teleriscaldamento o teleraffreddamento o da sistemi comuni di riscaldamento o raffreddamento, per la corretta suddivisione delle spese connesse al consumo di calore per il riscaldamento, il raffreddamento delle unità immobiliari e delle aree comuni, nonché per l’uso di acqua calda per il fabbisogno domestico, se prodotta in modo centralizzato, l’importo complessivo è suddiviso tra gli utenti finali attribuendo una quota di almeno il 50 per cento agli effettivi prelievi volontari di energia termica.

In tal caso gli importi rimanenti possono essere ripartiti, a titolo esemplificativo e non esaustivo, secondo i millesimi, i metri quadri o i metri cubi utili, oppure secondo le potenze installate.

È fatta salva la possibilità, per la prima stagione termica successiva all’installazione dei dispositivi di cui al presente comma, che la suddivisione si determini in base ai soli millesimi di proprietà.

Le disposizioni di cui alla presente lettera sono facoltative nei condomini o gli edifici polifunzionali ove alla data di entrata in vigore della presente disposizione si sia già provveduto all’installazione dei dispositivi di cui al presente comma e si sia già provveduto alla relativa suddivisione delle spese».

Ciò è particolarmente importante qualora ci siano, tra le varie unità immobiliari che condividono l’impianto, delle differenze di fabbisogno termico per metro quadro superiori al 50%.

Fatturazione più trasparente grazie alle comunicazioni bimestrali e ai nuovi contatori da remoto

Secondo la nuova normativa, inoltre, le informazioni sulla fatturazione dei consumi devono essere fornite al cliente finale almeno ogni due mesi, e devono basarsi sul consumo effettivo oppure sulle letture del contatore. Il nuovo decreto inoltre impone che tutti i contatori di fornitura installati dopo il 25 ottobre 2020 siano leggibili da remoto, e che entro la fine del 2027 tutti i dispositivi esistenti siano leggibili in questa modalità. I vantaggi di questa innovazione sono diversi, non ultimo la terminazione della lettura diretta, il cui costo grava comunque sempre sugli utenti stessi, e l’avere a disposizione un numero sempre maggiore e più dettagliato di informazioni sui propri consumi, che a partire dal 2022 dev’essere a cadenza mensile.